domenica 22 aprile 2018

Banchéro

In una terra di confine, tra Italia e Francia e tra le Alpi e il Mediterraneo, si nascondono giacimenti di metalli preziosi, e in gran parte inediti, indispensabili ai gingilli dell’era digitale. Per avidità, ma anche nella speranza di generare un conflitto tra i potenziali speculatori, per tutelare un territorio remoto, impervio eppure poetico, Alfredo Zabelli trafuga tutte le informazioni utili da una società e le vende all’altra. L’intrigo internazionale che nasce da questa appropriazione indebita e infedele trascina Alfredo Zabelli in un tourbillon di sogni, incubi e paranoie che nascono dai ricordi d’infanzia e si propagano nello svolgersi di 1, 2, 3… Tocca a te come onde di una mareggiata in un crescendo hitchcockiano. Alfredo Zabelli deve tenere conto del legame con la sorella, Margherita alias Pizzetta, delle sue pulsioni e delle sue titubanze nel portare a compimento la sua traballante strategia. Ha il merito, senza dubbio, di mostrare che l’idea di sfruttare la terra senza alcun limite genera una distorsione nell’habitat, trasmessa e acuita da un linguaggio scaltro e banale. Il contrasto è vivido, tra le minuscole valli in ombra (“Più crinali che cielo, altezze pietrose, con alberi e brulle. Spazio fatto di profili, con chiusure azzurre”, come diceva Francesco Biamonti in Il silenzio) che però conservano scampoli di umanità e l’algida onnipresenza di una “realtà incontrollabile” come l’ha definita Don DeLillo. Un veleno a cui non c’è scampo, e non c’è rimedio, se non un coraggioso ritorno alla fallibilità umana, qui ben rappresentata da Alfredo Zabelli. La sua goffaggine, prima nell’ambiente workalcoholic delle multinazionali con sede a Milano poi tra i caruggi, i sentieri e le pieghe di quel ruvido paesaggio di frontiera è comica e commovente come un maldestro Davide contro (due) Golia. Con un finale tutto da decifrare e un incipit esemplare dedicato alla caratteristica pecora brigasca (che ha un ruolo specifico nel romanzo) e che all’inizio dell’autunno viene festeggiata: “Cibo, musica, canti e balli a imitazione rigorosa di quello che e non è più, nostalgia di un tempo sempre un po’ mitizzato, alla ricerca di radici che confermino un’identità cui appigliarsi, quando altri valori si fanno polvere e ci scivolano tra le dita”. Così il thriller ad alto contenuto tecnologico del collettivo del Banchéro (guidato da Gianni Cascone e per 1, 2, 3… Tocca a te composto da Roberta Andreetto, Marco Barberis, Moreno Campondoni, Corrado Chiarabini, Alberto Panizzi, Patrizia Peotta e Carmen Ramò) si snoda, pur con la leggerezza che avrebbe consigliato Italo Calvino, come una riflessione antropologica sull’ambiguità del rapporto con le proprie radici e sui feroci inganni del nuovo che avanza a cui poco (o nulla) importa di un luogo silenzioso che ha “intorno solo montagne, boschi, prati, pascoli”. E non vale soltanto per La Brigue (o Briga Marittima), perché come direbbero gli amici e i nemici anglofili di Alfredo Zabelli la realtà è “stranger than fiction”, e su questo ormai (e purtroppo) non abbiamo dubbi. 

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