lunedì 22 giugno 2026

Amedeo Anelli

C’è un equilibrio nel Tactus di Amedeo Anelli la cui eleganza è determinata da una genuina semplicità che segue i versi ed è così che “ci accompagna una pioggia sottile e l’odore di erba fresca appena tagliata nel lento sparire delle cose nel tempo flessuoso e stratificato degli eventi delle immagini”. È un’occasione luminosa che si forma “a sguardo fermo e mente sgombra” e senza dubbio ha un’aura “di chi è nell’anima del dio” e riesce a plasmarla nella mutevole realtà delle parole. La grazia di Tactus è una dimensione speciale, raccolta e condensata: gli accenti si susseguono con l’andatura di piccole suite, tutte legata una all’altra da una comune e diffusa atmosfera. Il tatto di Amedeo Anelli ha il sapore delle campagne e del fiume, “l’impasto di terra acqua e aria”, e riesce a far convivere il ritmo dei passi e il battito della musica, strade battute ed evocate con un vocabolario di altri secoli dove il tabarro e la gamella riportano al ricordo di un calore semplice, quello di una stufa economica, con il contrasto spontaneo della neve caduta da troppo tempo nell’oblio e che ormai è buona solo per la poesia. A distinguere le panoramiche e i dettagli che si inanellano in Tactus è proprio “il desiderio e la fragranza delle cose in tempi paralleli, il ricordo del futuro, il futuro di ciò che è stato e figura forme attraversate dall’ombra delle cose”. L’afflato per le “cose” naturali si contrappone e si unisce a quello per l’essere, dalla propensione affettiva alla constatazione acre della realtà, dove “il silenzio è duro come la terra, la sensibilità di alberi centenari, in parte scortecciati dal tempo, guardo nei tuoi occhi le care immagini, nei volti di tempi paralleli, dove sono saremo saranno stati”. Tactus gode di questa mirabile armonia, frutto di una ricerca scrupolosa delle parole e delle loro cadenze, ma anche di una percezione corporea dei gatti e di altri animali, degli amici, di “una nebbia mozartiana” e nei richiami alla pioggia e nell’elogio del vento, e, più in generale, in una vocazione per “la solidità delle cose” così come si distinguono nella serie Per voce sola. La declinazione del verbo è comprensiva di dover raggiungere “la consapevolezza che non si può fingere di non sapere che sottile molto sottile è lo spazio di libertà per la maggiore liberi di scegliere quello che altri hanno scelto secondo usura”, e si capisce la scelta di Amedeo Anelli dalle fonti e dai punti di riferimento resi espliciti in Tactus. Gli omaggi e le dediche sono distribuiti come una semina generosa tra i solchi con Roland Barthes, Luciano Erba, Aleksandr Blok, Eugène Ionesco, Osip Mandel’štam, Boris Pasternak, Robert Musil, Giuseppe Ungaretti, Edgardo Abbozzo. Insieme alle composizioni di Bach e Debussy, assecondano “la spirale logaritmica dei nostri affetti” dove la voce di Amedeo Anelli si fa intima e accorata perché “l’existere delle cose” cresce nella convinzione che sarà “quella bellezza che salverà il mondo se noi avremo occhi per vederla nella lingua degli uccelli e del mondo organico e inorganico nel grande ponte dei secoli lo scorrere minuto nel respiro della pronuncia a piena voce”. Tactus è una piccola guida per sopravvivere alla “rabbiosa follia dei tempi”, da leggere, rileggere e tenere a portata di mano.

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